Una Casa per i figli

Marco ha 20 anni, ormai è un uomo, lavora già da due come barista e gli piace, è “fidanzato” o come dice lui “sta insieme” a Giulia, anche lei lavora, in banca e hanno deciso di sposarsi!

Unico problema: trovare la casa

È da un po’ che girano e purtroppo: o costano troppo o sono da rifare.

Pensa che ti ripensa, Marco  fa mente locale su una questione che rimaneva sepolta in un cassetto della memoria, un po’ lasciata li a decantare.

Tre o quattro anni fa, infatti, suo padre, dopo l’ennesima richiesta di chiarimenti, gli aveva raccontato cosa era successo tra lui e sua madre all’epoca della “separazione” quando Marco era solo un bimbo di 5 anni e lui si era “trasferito per un nuovo lavoro” come diceva sua mamma; ora affioravano bene le parole che il babbo gli aveva detto quella volta dopo avergli spiegato tutto; aveva chiuso il discorso dicendo “quando sarai grande e vorrai metter su famiglia, ricordati che una casa ce l’hai già!!!”

– Com’è possibile Babbo?

– Certo, la casa dove vivi! Di chi credi che sia?

– Beh, non è della mamma?

– Solo in teoria Marco, la casa dove vivi è stata comprata da me e da tua mamma per andarci a vivere dopo il matrimonio, poi ci siamo separati e il giudice aveva assegnato la casa a te per viverci insieme a tua mamma perché dalla sentenza lei era il genitore affidatario.

– Non capisco, perché queste cose non mi sono mai state dette.

– Sai, sono cose particolari, che un bambino non è che non possa comprendere però ci vuole l’età giusta per capire al meglio la situazione. Ora sai. La casa dove vivi è TUA.

Ora Marco è deciso a parlare con sua mamma per capire il da farsi, anche perché quello che ha pensato potrebbe essere la soluzione.

È rientrato presto stasera, in tempo per cenare con sua mamma, poi ha deciso che affronterà l’argomento che da qualche giorno lo impensierisce.

Ok, è il momento, si sente agitato perché conosce sua mamma e sa che è un po’ suscettibile su certe cose, lui l’adora e non vuole farla soffrire però deve/vuole capire.

– Mamma, senti dobbiamo parlare di una cosa, come sai con Giulia abbiamo deciso di sposarci, però è da sei mesi che cerchiamo casa senza successo e a questo proposito ci è venuta in mente una cosa: da come so questa casa è anche mia e ho pensato che forse potrei vivere qua con Giulia e tu potresti prendere in affitto un’altra casa.

– Hai proprio ragione figlio mio, perché non ci avevamo pensato prima? in effetti la casa è tua più che mia, il mutuo che con tuo padre abbiamo pagato è scaduto proprio quest’anno e sarebbe proprio giusto che ci abitassi tu con la tua famiglia nella casa dove sei cresciuto e senza il problema di dover chiedere prestiti o mutui in banca. Ormai sei grande ed è giusto così, devi proseguire con le tue gambe e considera i sacrifici che io e tuo papà abbiamo fatto un regalo di nozze coi fiocchi.

– Grazie mamma, sapevo di poter contare sulla tua comprensione.

Chissà se questa è soltanto una favola, quindi irrealizzabile oppure una situazione che tra non molto attraverseranno tanti, tanti ragazzi figli di genitori separati? Dipenderà molto dall’epilogo…

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2 commenti

  1. Ciao, piacere di conoscerti. Ho letto alcuni dei tuoi post e li trovo molto giusti. Però qui devo fare invece un appunto e dirti che i figli nell’evoluzione e nella crescita devono andar via da casa e costruirsi un nido loro. In questo tu dici che la madre deve lasciare la casa per darla al figlio. Però in questo caso il figlio lavora e anche la fidanzata e quindi è più normale se loro due si cercano un lavoro e non la madre, che magari ha una certa età. Nel caso in cui il figlio non lavorava allora magari sì, la madre poteva benissimo averli a casa lei, magari vivere tutti insieme, oppure se lo poteva fare pagava a loro un’altra casa. Ma credo che un figlio che sia diventato adulto debba trovare da sè la sua strada e diventare autonomo e costruirsi il suo nido da solo.

    • Certo! hai ragione assolutamente. É fondamentale diventare autonomi e indipendenti. La casa coniugale potrebbe aiutare a diventarlo…

      La storia del blog é un caso limite naturalmente, che mi ha colpito molto

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