Se il guerrasessismo passa già dai banchi di scuola

scuola

IL FATTO: Da quando sono iniziate le scuole medie  la telefonata quotidiana con mio figlio inizia con una domanda:  ti hanno dato dei voti oggi? Dopodichè incrociando le dita attendo la risposta. Ebbene, ieri mi dice che la prof. gli ha dato una nota per non aver terminato i compiti. Fin qui niente da dire, la prof. ha fatto benissimo. Da notare che lo strumento della nota è utilizzato più come mezzo di comunicazione con la famiglia che come punizione nei confronti del ragazzo, ovvero: state attenti a vostro figlio quando fa i compiti! Naturalmente, come la prof. si aspetta, la mia ramanzina non tarda a farsi sentire e Lui lì ad ascoltarmi. 

Innanzitutto non intendo difenderlo, per  una disattenzione non ha terminato gli esercizi e quindi ha sicuramente sbagliato, ma dove voglio andare a parare?

LA TELEFONATA CONTINUA: mio figlio mi riferisce di essere molto arrabbiato poichè la prof., a detta sua non si comporterebbe in modo equo e mi spiega: se i maschi della classe non fanno i compiti ricevono una nota, invece alle femmine viene concesso il beneficio di terminare l’esercizio incompleto durante la lezione, senza, naturalmente, nessuna nota per la famiglia.

In un primo momento mi è sembrato strano e ho quindi provato a capire meglio, magari avevo frainteso ed invece lui mi ha confermato che questo atteggiamento era già successo altre volte. Sono rimasto “perplesso”…  ho cercato di minimizzare, pensando che forse mi stavo facendo dei film esagerati tuttavia dalla sua voce traspariva un disagio autentico e anche se sicuramente questa situazione rappresenta una piccola goccia in un mare, tuttavia per i maschi di quella classe è diventato certamente un problema.

Per dei ragazzi di 11 anni, la classe rappresenta la metà del mondo che li circonda completandosi con l’altra metà rappresentata dalla casa dove vivono. Oltretutto si fa un gran parlare ultimamente del ruolo che dovrebbe avere la scuola, dell’educazione che dovrebbe fornire ai giovani allievi, addirittura dall’asilo… quindi non solo nozioni ma anche modelli di riferimento e giusti comportamenti.

Per completezza l’ultima frase di mio figlio, prima di concludere la telefonata, è stata: non è giusto! siamo tutti uguali!

Esatto!!! gli ho detto bravo!!! e questo è stato insegnato a casa! A 11 anni non capiranno fino in fondo il marcio degli adulti ma si rendono conto comunque delle ingiustizie che subiscono.

Prima da studente e ora da genitore mi sono sempre chiesto: dove andremo a finire? analizzando la scuola ti accorgi che è una giungla, se sei fortunato ti capitano i professori bravi, se no ti arrangi e prima o poi ne pagherai le conseguenze, perchè la scuola non perdona, non ammettedi averti insegnato nel modo sbagliato o di non averti insegnato affatto.

Se ora aggiungiamo il sessismo è proprio finita!!! se a dei ragazzi di undici anni fai arrivare il concetto che se sei donna ti è permesso e se sei uomo no,  è davvero complicato da recuperare a casa!!! ormai il danno è fatto!!!

Inoltre a noi genitori resta l’ingrato compito di sostenere i ragazzi senza però esasperare i toni, da parte nostra sentiamo l’esigenza di chiedere spiegazioni alla prof. poi però  ti fai mille domande: e se dopo che ti lamenti questa si rivale sul ragazzo? perchè succede anche questo anche se non dovrebbe… quindi continuiamo a barcamenarci coi troppi però, navigando a vista in questo mare strano e sbagliato.

Comunque ai prossimi colloqui approfondirò la questione…

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