OLTRE AL DANNO PURE LA BEFFA

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Stamattina è uscito un interessante articolo sul problema dei mutui che colpisce in modo particolare i separati: IL 22% DEI DIVORZIATI PAGA IL “VECCHIO” MUTUO

Faccio un passo indietro, trovo parecchie analogie tra un separato ed uno sfrattato tuttavia quando si ha a che fare con uno sfratto prima che diventi esecutivo le si prova tutte, deve arrivare l’ufficiale giudiziario che per tanti motivi, rimanda, rimanda , rimanda… alla fine comunque esci di casa perché non pagavi e te ne vai senza pagare più nulla.

Questa è la beffa:

Un separato è a conti fatti peggio di uno sfrattato. Infatti durante una separazione la prima frase che vola è “vattene da questa casa” oppure “me ne vado”  comunque il risultato sarà lo stesso. Se sei superfortunato riesci ad affittarti un nuovo appartamento (1 su mille), se sei fortunato torni dai tuoi genitori nella tua vecchia cameretta coi poster appesi come quando avevi 16 anni ma se se sei messo male, dopo sarai pure messo peggio, e allora farai il giro degli amici, delle parrocchie, delle organizzazioni benefiche che ti aiuteranno a trovare un tetto sulla testa, perché detto tra noi: il pasto lo puoi anche saltare ogni tanto, ma dormire devi, si muore di non dormire.

Questo il danno:

Anche potendo, risulta impossibile vendere la propria porzione di casa e a volte la casa risulta interamente di proprietà del coniuge che ha dovuto abbandonarla. Quindi le rate del mutuo continuerai a pagarle, spesso senza riuscire ad ottenere una rivalutazione reddito/rata. Il giudice della separazione non potrà fare niente per obbligare la vendita dell’abitazione e la ridistribuzione del ricavato perché l’ambito è diverso dal diritto di famiglia, assurdamente direi! È tempo di riformulare il diritto di famiglia considerando appunto quegli aspetti che sono ad oggi di competenza del diritto privato e colmando quelle lacune che causano povertà e discriminazione.

Ad esempio: se un separato volesse comprare un nuovo appartamento, anziché restare in affitto, è facilmente appurabile che una banca non concederà mai un nuovo mutuo poiché esiste ancora il primo. Invece chi continua a beneficiare della casa coniugale questo problema non se lo pone a prescindere e il fatto che l’ex coniuge si sia trovato in una situazione precaria quasi lo diverte, anzi sicuramente!… per esperienza personale.

I numeri dicono che dopo 5 anni il problema casa si risolve, probabilmente non hanno incontrato sulla loro strada certe ex che trincerandosi dietro il supremo benessere dei figli di vendere la casa non se ne parla proprio, peccato poi scoprire che 5 giorni su sette ex moglie e figli vivono a casa dei suoi genitori “per comodità” e la ex casa coniugale risulta abbandonata.

Oltretutto siamo arrivati al punto che bisognerebbe finalmente trascendere il benessere supremo dei figli dei separati che ormai sembrano delle figure mitologiche da preservare ad ogni costo. Conosco famiglie “tradizionali” che ogni week end viaggiano  che nel frattempo hanno cambiato residenza ogni due anni che i figli hanno cambiato scuole, amici, sport  ecc. ecc. Questi figli viaggianti: infanti, bambini o adolescenti li ho sempre trovati normalissimi, anzi hanno molti più amici di quelli che hanno vissuto trent’anni nello stesso cortiletto, che dall’asilo alle superiori sono stati in classe con i soliti dieci ragazzi vicini di casa: che vita monotona e riduttiva.

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3 comments

    • Io condivido e credo sia opportuno che cambi qualcosa. Da donna, mamma, avvocato credo nel rispetto dell’uomo in senso lato. Non e’ possibile che un uomo, normalmente di sesso maschile, dopo la separazione debba dire addio ad un futuro. Unica cosa possibile è rientrare da mamma e papà, sperando siano vivi, o trovare assegnataria di casa coniugale che lo accolga. E’ comunque perdere, a mio dire, un po’ la dignità. I figli devono sicuramente restare al centro della famiglia e essere garantiti ma non è neanche giusto che si dimentichi uno dei componenti della famiglia. Poi, se nella casa coniugale si trasferisce a vivere il nuovo lui dell’assegnatario, forse dovrebbe cominciare a prevedersi che anche lui dia il suo apporto. Vive e beneficia pur sempre di una casa in proprietà o comproprietà di altra persona. Avv. Anna Claudia Salluzzo
      ps dopo 14 anni di professione ne ho viste tante e mi si scusi se non riesco a non sentirmi piu’ vicina a chi paga le maggiori conseguenze della fine dei matrimoni.

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