BUON COMPLEANNO ERIN PIZZEY – fondatrice dei centri antiviolenza

Oggi 19 febbraio è il compleanno di Erin Pizzey, la donna che ha sollevato il problema della violenza domestica. Voglio raccontare la sua storia, e riportare alcune delle sue parole, ancora attuali.

E’ stata una attivista, scrittrice, collaboratrice di A Voice For Men, ma soprattutto è ricordata come fondatrice dei centri anti-violenza.

Fu parte del movimento femminista, ma se ne allontanò presto a causa della deriva guerrasessista che stava intraprendendo. A tale proposito, cosi dichiarò in una intervista: «Il mio amore per questo Movimento durò solo pochi mesi. Ai “collettivi”, sentivo donne che strillavano il loro odio contro la famiglia. Dicevano che “la famiglia” non era un posto sicuro per crescere i bambini. Ero disgustata dallaloro virulenza e dalle loro violenza».

Erin ha un passato doloroso, ma anche dei figli e un matrimonio che ha sempre considerato felice, ed è consapevole che la coppia e la famiglia non sono affatto e necessariamente luoghi di violenza, ma era anche a conoscenza del fatto che la violenza può esistere, dietro la facciata dei matrimoni perfetti.

«Un giorno, una donna venne da noi, ed era ferita. Suo marito le aveva fatto del male con una seggiola, e mi guardava dicendomi “nessuno mi aiuta”.

Per un momento, mi rividi quando avevo sei anni, avevo delle ferite e dicevo “mia mamma mi ha picchiato” alla maestra.

Nessuno mi aiutava, nessuno credeva che mia mamma, bella e ricca e sposata con un console, potesse essere violenta. Scoprii che nessuno aiutava le donne ed i bambini picchiati in casa.

Se accadeva per strada, era un crimine.

Ma dentro casa era una questione familiare, e la polizia non poteva intervenire. Nessuno parlava di questo problema.

Quindi, nel 1974, decisi di scrivere “Piangi Piano o i Vicini ti Sentiranno”, il primo libro al mondo sulla violenza domestica.

Decise di occuparsi di violenza domestica realizzando il primo centro antiviolenza in Inghilterra, senza alcuna concessione alla logica di un certo femminismo radicale, o ai toni misandrici che talvolta emergevano dai dibattiti: nel centro antiviolenza che avevo creato non vi erano divisioni e vi lavoravano anche gli uomini”

Poi il progetto cominciò a crescere….. ecco come.

Nel nostro rifugio arrivarono tante donne e bambini vittime di violenza, ne ospitammo fino a 56 in sole 4 stanze. Tutte raccontavano storie terribili »

Il successo della sua iniziativa con l’apertura di altre case dove ospitare le donne maltrattate creò un problema imprevisto che lei descrive così

Capii subito che non tutte le donne erano innocenti. Alcune erano violente come i loro uomini, e violente con i loro figli.

Anche sul piano politico, cominciavano a porsi alcuni problemi inaspettati: in una sua intervista ricorda:

«Una certa corrente più radicale del femminismo, stava perdendo il favore del pubblico, perché donne di buon senso avevano smontato la loro agenda anti-uomo e anti-famiglia.

Avevano bisogno di una causa e di soldi.

Quando le donne del nostro rifugio organizzarono un incontro per aprire nuovi rifugi. rimanemmo stupefatte vedendo che a questo incontro arrivarono le femministe radicali.

Iniziarono a votare per loro stesse in questo nuovo movimento. Dopo un dibattito acceso, io e le donne abusate ce ne andammo».

Il conflitto già evidente con l’ala radicale del movimento femminista diventò incandescente quando scrisse il suo libro “Inclini alla Violenza” (E.Pizzey, J. Shapiro, “Prone to Violence”).

Le femministe radicali cercarono di farne sparire tutte le copie distruggendole nelle biblioteche

(il libro è oggi liberamente disponibile su internet). Fu diffamata e minacciata di morte con i suoi bambini e il suo cane venne ucciso.

Dianne Core ricorda: «Ero con Erin quando venimmo attaccate da alcune femministe. Fummo colpite da una banda urlante…. Fu spaventoso.>>

Per salvarsi e salvare i suoi figli fu costretta a fuggire in USA dove restò 25 anni ormai incapace di impedire che i centri antiviolenza diventassero uno strumento di propaganda misandrica. In seguito l’impegno di Erin fu tutto rivolto contro la deriva guerrasessista e l’uso improprio di ciò che lei aveva creato.

Ecco come descrisse il problema: «Il movimento femminista MISANDRICO ovunque ha distorto il problema della violenza domestica per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli. Mi stupii dell’organizzazione e delle palate di soldi che giravano. Vidi le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi.

Testimoniai il danno fatto ai bambini in tali rifugi. Osservai i “gruppi di consapevolezza” progettati per plagiare le donne e far loro credere che i mariti fossero nemici da sradicare. Vidi che i padri ed i bambini venivano perseguitati negando i loro diritti».

Oggi uomini e donne, insieme, vogliamo ringraziare chi ha compiuto battaglie sacrosante per contrastare la violenza domestica, e la violenza in genere, diretta verso chiunque, e con qualunque manifestazione.

Vogliamo combattere la violenza insieme, senza sottostare a logiche guerrasessiste, o a ideologie che vogliono dividere uomini e donne.

Contrastiamo propagande che identificano il male con il genere maschile, la politica che strumentalizza presunte debolezze, la giustizia che non ci considera uguali, le disuguaglianze create a tavolino, i nuovi tutori di Stato.

Contrastiamo la strumentalizzazione dei figli, il ricatto affettivo ed il ricatto economico.

Uomini, donne e tutte le persone che come noi credono in un progetto di cooperazione, insieme, possono raggiungere obiettivi splendidi, e migliori di questa artificiosa divisione da guerra dei sessi.

Il guerrasessismo è una ideologia perversa, e sfrutta la violenza che alcune persone subiscono, per generare un clima liberticida. A questo, come Erin Pizzey, noi diciamo NO – NON IN NOSTRO NOME

 

 

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