L’attivismo e il volontario a pagamento – un nuovo #lavoro

carriera

Secondo una ricerca americana di qualche anno fa che si sta rivelando azzeccata, uno dei lavori emergenti è proprio l’attivista professionista,  il volontario a pagamento che già è una contraddizione in termini… ma tant’è, ne conosco un sacco, siamo circondati.

Apri il giornale: iscriviti alla nostra associazione, vieni al nostro evento, faremo un convegno fichissimo

Apri la mail: iscriviti alla nostra associazione , esprimi la tua opinione, firma la petizione, ascolta noi, gli altri sono delle merde

Giri in giro su FB: iscriviti alla nostra associazione (ancora? mi sono già iscritto a 8 associazioni… ah ma questa è nuova), come noi nessuno, iscriviti al nostro gruppo, metti mi piace alla pagina, condividi le nostre idee, entra nella nostra comunity, diventiamo i porta bandiera…

Ma soprattutto ed è la cosa che più mi indispone: PAGACI LA QUOTA ASSOCIATIVA!!!!!!!! E ti insultano pure se leggi e non commenti e se non ti associ allora vuol dire che ce l’hai con loro… che sono diversi da te: brutto, sporco e insensibile. Ecco mi sono veramente rotto le palle!

Il core business naturalmente è portato avanti in modo pasionario da “hasta la victoria siempre” manco fossimo in presenza di un redivivo Che Guevara…. icona “nologo”  più consumistica della storia tra l’altro….

Da wikipedia una definizione che mi piace ricordare: L’immagine di Che Guevara è stata ispirazione della rivoluzione, della sinistra ad un hippy ed anche un logo radical chic. Più comunemente è rappresentato il viso, opera dell’irlandese Jim Fitzpatrick e basata sulla fotografia di Alberto Korda del 1960 intitolata Guerrillero Heroico. Per molti in tutto il mondo, il Che è diventato il simbolo della ribellione, dell’uomo idealista disposto a morire per una causa. Tuttavia l’immagine è stata sottoposta a continua apoteosi e mercificazione finendo in poster, cappelli, portachiavi, tappetini per il mouse, felpe, cuffie, bandiere, berretti, zaini, bandane, fibbie per cinture, portafogli, orologi, orologi da parete, accendini Zippo, boccette tasca, bikini, tatuaggi, e più comunemente T-shirt.

Non passa giorno che a qualcuno non venga in mente di buttarsi su qualche meritevole e nobile campagna e ce ne sono migliaia anche perché la nostra società e manchevole su qualsiasi cosa, potremmo fare una campagna addirittura sulla mancanza di evidenziatori negli uffici che a causa della crisi non comprano più (e questo è vero); basterebbe chiedere un po’ i giro per tirar su una statistica e magari trovare una nuova emergenza.

Per esempio: negli anni ’80 c’era l’emergenza FOCA, ora c’è l’emergenza FICA: quote rosa, alternanza, diritti delle donne, qualsiasicosacidio…. Siamo passati dal moralismo celentanesco al radical moralist chic delle sciure che bevono il thè col mignolo d’ordinanza sedute vicino a posti okkupati. Poi c’è la lobby gay, c’è il neo cattobigottismo, c’è la prostituzione legalizzata. Chi ne ha più ne metta.

Per me la guerra dei sessi si fermava a Sandra e Raimondo a letto la sera: lui che leggeva la gazzetta e lei che batteva i piedi sotto le lenzuola… bei tempi ma ora più che mai CHE BARBA E CHE NOIA…. e che caos e confusione e soprattutto che dispersione di forze: troppi galli o galline nel pollaio, ognuno che vuole la sua parte di visibilità, ognuno che pensa di essere migliore dell’altro. Per non parlare del ramo rosa dell’associazionismo dove certe si sentono più donne di altre donne… e se qualcuna non si allinea viene  subito additata come maschio mancato. mah….

La soluzione? non ascoltare nessuno, attivare la cartella antispam, dire ciò che si pensa e rendere obbligatoria la partita iva per tutti questi movimenti, associazioni, enti, perchè di onlus non esiste niente quindi forse se incominciassimo a far pagare qualcosa, forse limiteremmo il fiorire di roba inutile e fuorviante.

Quasi quasi creo un’associazione contro le associazioni.

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