Esiste l’empatia? NO

empatiaL’empatia per i filosofi di Wikipedia: costituisce un modo di comunicare nel quale il ricevente mette in secondo piano il suo modo di percepire la realtà per cercare di far risaltare in sé stesso le esperienze e le percezioni dell’interlocutore. È una forma molto profonda di comprensione dell’altro perché si tratta d’immedesimazione negli altrui sentimenti. Ci si sposta da un atteggiamento di mera osservazione esterna (di come l’altro appare all’immaginazione) al come invece si sente interiormente (in quei panni, con quell’esperienza di vita, con quelle origini, cercando di guardare attraverso i suoi occhi).

Sarà mai possibile questo? Non credo proprio. Infatti il nocciolo della questione è che questa famosa empatia non esiste. O meglio è solo un miraggio teorico non certo pratico e concreto. Purtroppo tanti danno interpretazioni errate a questi concetti e si utilizzano in modo improprio.

Infatti, per quanto ci sforzeremo di entrare profondamente nelle emozioni dell’altro sarà pur sempre il nostro pensiero, la nostra gioia o il nostro dolore nelle forme che solo noi stessi siamo capaci di provare e vivaddio che ognuno di noi è diverso dall’altro. Fossimo tutti uguali sarebbe una sciagura senza pari.

C’è un divertente gioco psicologico: avete mai pensato di essere un pipistrello? Badate bene: non cosa si proverebbe ad essere un animale cieco che vola e che si ciba grazie ad un sonar interno ma ad ESSERE PROPRIO L’ANIMALE. Per quanto vi sforzerete non sarete mai in grado di percepire veramente cosa prova davvero un animale. Ovvio direte, ma se questa cosa vale per un animale, tutto sommato con una mente semplice, figuriamoci come sia impossibile immedesimarsi in un’altra persona che a conti fatti è infinitamente più complessa di un pipistrello.

Inoltre non sempre l’empatia sarebbe davvero utile, potrebbe addirittura diventare controproducente per noi stessi e anche per gli altri. Pensate ad un medico, se s’immedesimasse davvero nei sentimenti e nel sentire la malattia dei suoi pazienti, alla lunga non sarebbe neanche in grado di curarli. Invece è sempre necessaria una buona dose di distacco emotivo per svolgere determinati lavori pur non dimenticando la necessaria compassione o simpatia per il prossimo ma questi non vanno confusi appunto con la definizione di empatia.

Ma anche soltanto guardandoci intorno, ammettiamolo, tutti noi facciamo fatica a risolvere i nostri di problemi  pur conoscendoci e quotidianamente abbiamo bisogno dei suggerimenti altrui. Non ci pensiamo neanche a pretendere di essere in grado di risolvere i problemi degli altri sostenendo: “perché io so cosa si prova”. No, non sai veramente cosa prova l’altro. Eppure è pieno di questi geni che sostengono di riuscire a capire gli altri come nessuno! In particolare mi capita spesso di notare (in rete, sui libri o a voce) come siano le donne le fenomene di turno che si abbeverano alla fonte dell’empatia. Chissà perché poi? Cos’è che gli fa venire tutta questa voglia? Ah si, lo so! Quella di farsi i fatti degli altri con la scusa dell’empatia.

Volendo estremizzare il concetto, si potrebbe sostenere che le persone più empatiche potrebbero anche essere tra le peggiori in circolazione, pensiamo agli psicopatici gravi: serial killer, stupratori ecc. ecc. Chi meglio di loro riesce a capire la mente della proprie vittime e manipolarla a proprio piacimento? Tuttavia spesso (fortunatamente) proprio la mancanza di emozioni in questi mostri fa sì che si facciano beccare poiché agiscono aldilà di tutte le convenzioni sociali, fregandosene in maniera assoluta.

Ok evitiamo l’estremismo. Troppo inquietante. Purtroppo però di empatia siamo un po’ malati tutti quanti. Infatti, ognuno di noi tende fin troppo a credere che gli altri sentano o pensino come noi.

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3 commenti

  1. Eppure qualcuno afferma il contrario.. Non solo riesce ad essere in empatia con le persone, ma anche con gli animali e le piante. Sicuramente è un tipo fuori dal comune. Un saluto

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