Come spiego l’ISIS ai miei figli?

isis

Uno dei piaceri della giornata è indubbiamente la cena in famiglia, rigorosamente a TV spenta. La conversazione ne ha sempre beneficiato e negli ultimi tempi si è trasformata in un vero e proprio question time. Gli argomenti che escono sono i più disparati. Di solito s’incomincia con la scuola, i voti e i rapporti coi compagni poi si c’è la musica, lo sport, i film in uscita al cinema e anche la moda. Questi, per noi genitori, sono gli argomenti semplici.

Altre volte, però, le discussioni sono animate dalle richieste di spiegazioni sui fatti di cronaca che hanno particolarmente colpito i ragazzi. Purtroppo questo è dovuto, secondo me, alla superficialità con cui vengono trattati certi fatti abbinando lo sciacallaggio mediatico e la spettacolarizzazione che ne viene fatta.

Quindi capita di dover affrontare dei momenti di funambolismo acrobatico nel tentativo di fornire delle risposte che non siano troppo tranchant.  Anche perché penso che i miei ragazzi abbiamo il sacrosanto diritto di farsi una propria idea su tutte le questioni e io non intendo certo imporgli il mio modo di vedere le cose.

Come sempre TV, giornali e internet trasudano di notizie allarmanti. Nei mesi scorsi si è parlato moltissimo di Ebola, poi abbiamo assistito esterrefatti  a ciò che è successo a Parigi, ora invece è il turno dei venti di guerra che spirano in Europa.

Quindi, diciamo che la domanda un po’ me l’aspettavo e infatti l’altra sera il piccolo ha così esordito: “Papà ma quelli dell’isis cosa vogliono? È vero che andremo in guerra?”

Ci ho pensato su un momento anche perché a questa domanda si può rispondere con due atteggiamenti diversi.

Di primo acchito gli avrei risposto: “Tesoro, l’ISIS è un gruppo d’integralisti islamici che sta mettendo a ferro e fuoco i paesi dove vivono perché vogliono prenderne il potere e ci minacciano delle peggiori violenze se proveremo a fermarli. Quindi c’è anche il rischio serio che succedano attentati nel nostro paese. Come ad esempio è già successo in Francia per Charlie Hebdo e la comunità ebraica. Per quanto riguarda l’intervento militare, probabilmente rappresenta l’unica via d’uscita per l’Europa intera a patto di farla seriamente e una volta per tutte.”

Poi però ho pensato che in questo modo avrei certamente alimentato le sue paure e quindi  ho valutato una seconda opzione più buonista e accogliente: “Tesoro, non ascoltare la televisione, sono persone che a modo loro cercano di affermare dei diritti. Questi non sempre coincidono con i nostri ma è un loro punto di vista e come tutti hanno diritto di esprimersi e di lottare per ottenerli”.

Francamente mi sono vergognato anche solo di aver pensato questa cosa. Mi è sembrato un modo politically correct per giustificare le scene tremende e schifose che ogni giorno,  da tempo,  occupano i nostri media e di cui sono colpevoli dei tagliagole senza scrupoli.

Alla fine gli ho detto: “Quelli dell’ISIS vogliono toglierti la libertà di essere te stesso e di poter vivere in un paese con regole democratiche”.

Mi rendo conto dei limiti di quest’affermazione ma mio figlio ha capito cosa intendevo, ovvero che l’atteggiamento dei fondamentalisti è sicuramente sbagliato e incompatibile con il nostro modo d’intendere la società.

Inoltre ogni giorno viviamo, purtroppo, piccoli e grandi soprusi sulla nostra pelle e spesso anche noi vorremmo farci giustizia da soli. Sempre più spesso, poi, inneggiamo a chi prende il coraggio a due mani e compie quel gesto riparatore che a parole avremmo voluto fare anche noi. Dobbiamo però, evitando i colpi di testa, avere fiducia nelle nostre istituzioni. Ogni giorno mi sforzo di far comprendere ai miei ragazzi l’importanza del rispetto delle regole. Solo questo ci può rendere delle persone migliori.

Tuttavia sono tempi strani e difficili quelli in cui viviamo. Il pacifismo inutile e il disarmo per motivi economici ci hanno relegato in una condizione di assoluta inferiorità nei confronti di chi, senza nessuno scrupolo, potrá fare ciò che vuole in casa nostra.

Poi ci si mette il politically correct estremizzato e vedi cose fino ad ora impensabili. Vi sembra normale che nella scuola media del quartiere abbiano tolto il crocefisso dalle aule ovviamente non per affermare una laicità dell’istituzione scolastica ma per non turbare gli alunni di altre religioni? così come hanno cambiato il menù della mensa nella scuola primaria, introducendo quello halal. Eppure quando andiamo nei loro paesi siamo sempre noi a doverci adattare. Questa cosa non mi va più bene e vi garantisco che se anche un ragazzino nota queste stranezze vuol dire che la situazione è ben oltre il punto di non ritorno.

Stiamo perdendo la nostra storia e la nostra cultura, diluendola con quella degli altri in nome di un fantomatico meticciato. Per quanto mi riguarda, non credo che l’importazione di culture dall’estero sia sempre un bene. Invece di provare a riscoprire le tradizioni locali si vuole a tutti i costi raggiungere la globalizzazione; era così bella quella proposta di qualche anno fa di inserire i dialetti nei programmi di studio ma è finita in niente. Anzi si è trasformata nella proposta di studio della lingua  araba e cinese.

Articolo originale: http://inuovipapa.it/come-spiego-lisis-ai-miei-figli/#sthash.1xaKJTKl.dpuf

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