Visite, deleghe e cognomi

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Lo Stato è burocrazia, inutile girarci intorno, giusto o no che sia, è lampante che non può esistere senza di essa. Più ce n’è e più lo Stato si sente all’avanguardia. La burocrazia è un animale democratico che si sviluppa spesso da solo che si autoalimenta e anche se frequentemente si sente parlare di semplificazione della macchina burocratica, in realtà si sta creando nuova burocrazia che non viene mai eliminata del tutto. Infatti gli stessi governanti a volte si svegliano dal torpore ritrovandosi assediati dall’eccessiva pressione di leggi, moduli e apparati da gestire. Però è troppo rischioso per lo Stato eliminare un qualcosa che fa lavorare gli apparati stessi. Sarebbe come per un corridore tagliarsi una gamba.

Per burocrazia intendo il mondo delle regole statali, bureau=ufficio e kratos=potere, il potere degli uffici statali che amministrano la cosa pubblica e che si reggono sulle leggi.

Quando però lo Stato si fa prendere la mano, la sitazione sfugge al controllo ed è facile che si creino situazioni paradossali che se fossero analizzate con un po’ di buon senso emeregerebbe facilmente l’inutilità del provvedimento ma ormai siamo assuefatti dalla sindrome borcratica fino nel midollo e non riusciamo più a connettere con lucidità. A volte ci sembra giusta anche la cosa più inutile.

Ad esempio: nell’ultimo ventennio una delle leggi più assurde a parer mio è la privacy. Questa legge ha portato un moltiplicarsi di regole, authority, moduli da firmare, software, gestori di server, giuristi impegnati a derimere questioni. Siamo stati tutti fagocitati dalla sindrome del “omioddio è questione di privacy” anche quando non serve e ne usciamo ogni volta con le ossa rotte, incapaci di applicare il buon senso alle cose normali della vita e ci scontriamo con un muro di gomma.

Tra l’altro tutti i giorni nascono nuovi strumenti che potenzialmente sfuggono alle regole imposte e necessitano quindi di nuove regole, nuove analisi, nuovi moduli e nuovi esperti e nuovi tutori dell’ordine.

Un’altra cosa che va a braccetto con l’assurdità della privacy è il mondo delle deleghe. Sono documenti che ti possono aprire porte e in mancanza te le chiudono e fanno sorgere dubbi amletici veri e propri.

E faccio un esempio anche su questo (storia vera però):

Mio figlio deve fare una serie di visite mediche. La prima volta lo accompagno io non mi chiedono niente. La seconda lo accompagna la madre le chiedono chi sia e alla risposta “sono la mamma” non dicono niente e il ragazzo fa la visita.

La terza volta mio figlio viene accompagnato dalla nonna e le viene richiesta la delega firmata da parte dei genitori ad assistere il minore. Qui sorge l’incongruenza.

Infatti alla domanda: “ma se lo avesse accompagnato la madre la delega serviva?” Risposta: NO.

All’altra domanda: “e da cosa capite che si tratta della madre del bambino?”

Risposta: dal cognome.

Ah ah ah. Ma il bambino ha il cognome diverso da quello della madre nel 99 % dei casi; quindi solo il padre, il nonno paterno o la zia o zio paterno avrebbero potuto accompagnare il ragazzo a fare una visita medica per non incorrere nella richiesta della delega dei “genitori” che a conti fatti è una delega per chi non porta lo stesso cognome.

Tuttavia alla madre non viene chiesta. Perché? La sportellista non riesce a spiegarne il motivo. Dice che si è sempre fatto così, che la mamma è la mamma. Questo lo dice lei…

Perché, stante questo ragionamento, allora una qualunque donna in età compatibile da essere considerata madre del minore che accompagna, pur non avendo lo stesso cognome, può tranquillamente dichiararsi madre del suddetto e portarlo ovunque e farlo sottoporre a tutti gli esami clinici che vuole?

Mi sembra una follia che esistano queste incongruenze e logicità assurde e soprattutto questa burocrazia imbecille.

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