CAMORRA, LE DONNE AL POTERE!!!!

Le donne al potere!

Metti in galera i mariti, i figli, i fratelli? non c’è problema, al clan ci pensano loro!!! Anche più spietatamente!! Le donne possono far tutto!! pure le camorriste!!

Bisognerebbe fare tabula rasa!

Iniziali promotori ed organizzatori del clan sono i fratelli D’AMICO, Antonio e D’Amico Giuseppe, entrambi già appartenenti al clan SARNO, affiancati, dai cognati PERRELLA Ciro ed ERCOLANI Salvatore. La guida del clan è stata assunta dalle donne della famiglia D’AMICO, in particolare da D’AMICO Nunziata, sorella di Antonio e Giuseppe, e da SCARALLO Anna, moglie di D’AMICO Antonio. D’AMICO Nunziata che, nell’ottobre 2015 è stata vittima di un agguato, condotto e realizzato con le modalità particolarmente violente che generalmente vengono riservate ai boss di camorra. Le conversazioni ascoltate per quasi un anno all’interno dell’abitazione di D’Amico Nunziata, punto di riferimento del clan e luogo nel quale tutte le decisioni sono state prese e gli episodi commentati, hanno permesso di ricostruire l’organigramma del clan, con attribuzione precisa dei ruoli a ciascuno degli indagati, e di comprendere come la famiglia D’Amico abbia, attualmente, un controllo del territorio capillare, dalle piazze di spaccio alle estorsioni, dalla gestione degli immobili popolari a quella delle pulizie negli stabili del parco, controllo che conserva grazie alla particolare spregiudicatezza e pericolosità degli affiliati, soprattutto di quelli più giovani, ed alle loro capacità militari nonché ad una grossa disponibilità di armi, maneggiate anche da soggetti che, in alcuni casi, non hanno compiuto 1O anni di età.

Sorgente: Camorra, dalla scissione con i Sarno alla guerra con i De Micco. Ecco i retroscena sul clan D’Amico | Teleclubitalia

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2 comments

  1. Quattro anni fa ascoltavo Radio Sole24ore mentre mi recavo al lavoro.
    La conduttrice (che non nomino) ebbe il coraggio di dire che le donne che conducevano i clan camorristi con i coniugi in galera, lo facevano perché minacciate dai famigliari detenuti.

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