#PAS Stolen Childhoods Family Justice Reform~ Are you with us or against US? — World4Justice : NOW! Lobby Forum.

Childhood is such a short span of time it should be cherished , not stolen by a corrupt Family Justice System or an Alienating Parent!! Daveyone

via #PAS Stolen Childhoods Family Justice Reform~ Are you with us or against US? — World4Justice : NOW! Lobby Forum.

LA TUTELA DEL MINORE…

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Quesito:

Se sei gay e chiedi di adottare la figlia della partner, la Cassazione può dire che “STA TUTELANDO IL MINORE” e te lo concede.

Invece l’Istituto religioso che non rinnova il contratto all’insegnante gay non può tutelare il minore in base al modello educativo che propone e che viene scelto evidentemente dalle famiglie degli allievi.

Scopri da che parte sta l’ideologia che va di moda oggi.

Mi pare di capire che sto minore viene tutelato a seconda della tendenza dominante.

E lasciate perdere la solita “si discrimina il lavoratore….” che se l’insegnante fosse stata subito chiara non sarebbe neanche stata assunta. Questo è barare, come se nel curriculum ci scrivessi che piloti gli aerei e poi si scopre che soffri di mal d’aria.

“Trento, condannata scuola cattolica
“Discriminò insegnante ritenuta gay”

L’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù dovrà risarcire con 25 mila euro una docente a cui non fu rinnovato il contratto di lavoro sulla base del suo presunto orientamento sessuale. È il primo caso in Italia”

Sorgente: Corriere della Sera

CAMORRA, LE DONNE AL POTERE!!!!

Le donne al potere!

Metti in galera i mariti, i figli, i fratelli? non c’è problema, al clan ci pensano loro!!! Anche più spietatamente!! Le donne possono far tutto!! pure le camorriste!!

Bisognerebbe fare tabula rasa!

Iniziali promotori ed organizzatori del clan sono i fratelli D’AMICO, Antonio e D’Amico Giuseppe, entrambi già appartenenti al clan SARNO, affiancati, dai cognati PERRELLA Ciro ed ERCOLANI Salvatore. La guida del clan è stata assunta dalle donne della famiglia D’AMICO, in particolare da D’AMICO Nunziata, sorella di Antonio e Giuseppe, e da SCARALLO Anna, moglie di D’AMICO Antonio. D’AMICO Nunziata che, nell’ottobre 2015 è stata vittima di un agguato, condotto e realizzato con le modalità particolarmente violente che generalmente vengono riservate ai boss di camorra. Le conversazioni ascoltate per quasi un anno all’interno dell’abitazione di D’Amico Nunziata, punto di riferimento del clan e luogo nel quale tutte le decisioni sono state prese e gli episodi commentati, hanno permesso di ricostruire l’organigramma del clan, con attribuzione precisa dei ruoli a ciascuno degli indagati, e di comprendere come la famiglia D’Amico abbia, attualmente, un controllo del territorio capillare, dalle piazze di spaccio alle estorsioni, dalla gestione degli immobili popolari a quella delle pulizie negli stabili del parco, controllo che conserva grazie alla particolare spregiudicatezza e pericolosità degli affiliati, soprattutto di quelli più giovani, ed alle loro capacità militari nonché ad una grossa disponibilità di armi, maneggiate anche da soggetti che, in alcuni casi, non hanno compiuto 1O anni di età.

Sorgente: Camorra, dalla scissione con i Sarno alla guerra con i De Micco. Ecco i retroscena sul clan D’Amico | Teleclubitalia

La Sharapova è una cashabal (cacciaballe)

E LA SHARAPOVA CI PRENDE BELLAMENTE PER IL CULO…

LA ZARINA “A SUA INSAPUTA” si giustifica dicendo che le era sfuggita la mail della WADA con la quale le comunicavano l’inserimento del farmaco (usato tra l’altro a sproposito) nell’elenco dei farmaci proibiti.

cioè, la poverina non ha nessun collaboratore al suo fianco che le da una mano? cioè, deve fare tutto da sola? ovvio che non ci riesca… qualcosa può sempre sfuggire se hai millemila impegni…

e dovremmo crederle??? ahahahahahahahahahahahahah

#MAMIFACCIAILPIACERE

però ci mette il musino, il biondismo, e il labbrino triste… poverina….

Sorgente: interessante articolo de Il Sole 24 ORE

Orrore a Ladispoli, uomo ucciso e bruciato. Fermata l’ASSASSINA- DIRE.ite il #femminicidio dov’è?

 

La responsabile, in stato di fermo, è residente da anni a Ladispoli, M.T., casalinga 65enne.

La stessa, dopo una iniziale titubanza, ha ammesso le sue responsabilità,raccontando la sua versione della dinamica dell’evento che l’avrebbe portata a colpire con un coltello al collo l’uomo per poi cercare di bruciarne il corpo, tuttora al vaglio degli inquirenti. Successivamente la donna ha fornito importanti indicazioni che hanno consentito di ritrovare l’arma del delitto, un coltello da cucina con lama di circa 10 cm, che la stessa aveva ripulito dopo aver compiuto l’omicidio e tentato di occultare nell’abitacolo del mezzo tra gli attrezzi da lavoro, nonché gli indumenti indossati al momento del fatto, di cui si era parzialmente disfatta lungo il percorso seguito per rientrare a Ladispoli.

SICCOME LE VICENDE DI QUESTI ULTIMI GIORNI HANNO RILANCIATO IL FENOMENO MEDIATICO ED ECONOMICO DEL FEMMINICIDIO, MI SEMBRA GIUSTO EVIDENZIARE CHE

L’ORRORE NON HA SESSO E CHIUNQUE SI MACCHIA DI CRIMINI COSì ORRENDI MERITA LA STESSA PENA. (PER ME MERITA LA MORTE)

Sorgente: Orrore a Ladispoli, uomo ucciso e bruciato. Fermata l’assassina – DIRE.it

Visite, deleghe e cognomi

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Lo Stato è burocrazia, inutile girarci intorno, giusto o no che sia, è lampante che non può esistere senza di essa. Più ce n’è e più lo Stato si sente all’avanguardia. La burocrazia è un animale democratico che si sviluppa spesso da solo che si autoalimenta e anche se frequentemente si sente parlare di semplificazione della macchina burocratica, in realtà si sta creando nuova burocrazia che non viene mai eliminata del tutto. Infatti gli stessi governanti a volte si svegliano dal torpore ritrovandosi assediati dall’eccessiva pressione di leggi, moduli e apparati da gestire. Però è troppo rischioso per lo Stato eliminare un qualcosa che fa lavorare gli apparati stessi. Sarebbe come per un corridore tagliarsi una gamba.

Per burocrazia intendo il mondo delle regole statali, bureau=ufficio e kratos=potere, il potere degli uffici statali che amministrano la cosa pubblica e che si reggono sulle leggi.

Quando però lo Stato si fa prendere la mano, la sitazione sfugge al controllo ed è facile che si creino situazioni paradossali che se fossero analizzate con un po’ di buon senso emeregerebbe facilmente l’inutilità del provvedimento ma ormai siamo assuefatti dalla sindrome borcratica fino nel midollo e non riusciamo più a connettere con lucidità. A volte ci sembra giusta anche la cosa più inutile.

Ad esempio: nell’ultimo ventennio una delle leggi più assurde a parer mio è la privacy. Questa legge ha portato un moltiplicarsi di regole, authority, moduli da firmare, software, gestori di server, giuristi impegnati a derimere questioni. Siamo stati tutti fagocitati dalla sindrome del “omioddio è questione di privacy” anche quando non serve e ne usciamo ogni volta con le ossa rotte, incapaci di applicare il buon senso alle cose normali della vita e ci scontriamo con un muro di gomma.

Tra l’altro tutti i giorni nascono nuovi strumenti che potenzialmente sfuggono alle regole imposte e necessitano quindi di nuove regole, nuove analisi, nuovi moduli e nuovi esperti e nuovi tutori dell’ordine.

Un’altra cosa che va a braccetto con l’assurdità della privacy è il mondo delle deleghe. Sono documenti che ti possono aprire porte e in mancanza te le chiudono e fanno sorgere dubbi amletici veri e propri.

E faccio un esempio anche su questo (storia vera però):

Mio figlio deve fare una serie di visite mediche. La prima volta lo accompagno io non mi chiedono niente. La seconda lo accompagna la madre le chiedono chi sia e alla risposta “sono la mamma” non dicono niente e il ragazzo fa la visita.

La terza volta mio figlio viene accompagnato dalla nonna e le viene richiesta la delega firmata da parte dei genitori ad assistere il minore. Qui sorge l’incongruenza.

Infatti alla domanda: “ma se lo avesse accompagnato la madre la delega serviva?” Risposta: NO.

All’altra domanda: “e da cosa capite che si tratta della madre del bambino?”

Risposta: dal cognome.

Ah ah ah. Ma il bambino ha il cognome diverso da quello della madre nel 99 % dei casi; quindi solo il padre, il nonno paterno o la zia o zio paterno avrebbero potuto accompagnare il ragazzo a fare una visita medica per non incorrere nella richiesta della delega dei “genitori” che a conti fatti è una delega per chi non porta lo stesso cognome.

Tuttavia alla madre non viene chiesta. Perché? La sportellista non riesce a spiegarne il motivo. Dice che si è sempre fatto così, che la mamma è la mamma. Questo lo dice lei…

Perché, stante questo ragionamento, allora una qualunque donna in età compatibile da essere considerata madre del minore che accompagna, pur non avendo lo stesso cognome, può tranquillamente dichiararsi madre del suddetto e portarlo ovunque e farlo sottoporre a tutti gli esami clinici che vuole?

Mi sembra una follia che esistano queste incongruenze e logicità assurde e soprattutto questa burocrazia imbecille.

La fine della scuola, l’inizio della noia

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OGNI ANNO LA QUESTIONE SI RIPRESENTA….  ormai c’è poco altro da dire, rimango della stessa opinione.

Nel giugno 2014 scrivevo un pezzo dedicato alla fine della scuola e sul devastante periodo estivo lontano dalle aule. Nel marzo  2015, però, l’argomento è prepotentemente salito agli onori delle cronache.

Finalmente, qualcuno s’è svegliato dal torpore: era stato il Ministro Poletti…

Quest’anno invece è addirittura il ministro Giannini. Mi vien da gridare alleluia!!!

SCRIVEVO:

La scuola è finita! suona più come un’espressione apocalittica per certi versi piuttosto che liberatoria.

Ad aggravare la situazione c’è pure l’inizio di un’altra stagione. Quale? Quella della noia.

Già, perchè nella fantomatica suola 2.0 siamo ancora fermi ai tre mesi di vacanza che oggigiorno pesano come macigni sulle famiglie: se non si hanno appoggi si è costretti a parcheggiare i figli presso qualcuno oppure ad aderire ai campi estivi talvolta molto costosi?

Quando invece la scuola potrebbe proseguire per tutta estate anche perchè, francamente, i ragazzi a casa si rompono le palle. Magari facendo cose diverse dalle lezioni; per chi deve recuperare delle materie dove traballa si potrebbe fare dei corsi di recupero intensivo ovviamente.

Poi si potrebbero introdurre tante altre materie utili e interessanti: saper vivere in modo civile – dal pulire casa a saper far da mangiare a compilare un curriculum -, corsi seri di computer, corsi di sopravvivenza e tanto sport evitando i soliti calcio,pallavolo,basket….

Siamo d’accordo che ci sia bisogno di svago ma passare da giornate piene di impegni al nulla, per ragazzi moderni come i nostri che sono abituati ad esser iperconnessi e multitasking credo che sia più importante tenere alto il loro interesse magari su argomenti anche diversi dalla solita solfa, che già li annoia durante tutto l’anno scolastico. Consideriamo che i programmi di insegnamento sono fermi a vent’anni fa e non parliamo dei metodi d’insegnamento che è anche peggio.

orario tipo ideale per una scuola media:

dalle 8 alle 9 approfondire la quotidianità (lettura e commento dei quotidiani)

dalle 9 alle 11 sport all’aria aperta

dalle 11 alle 12 educazione civica

dalle 12 alle 14 ci si prepara il pranzo

dalle 14 alle 15 cultura lavorativa (impariamo a lavorare)

dalle 15 alle 16 tecnologia moderna (web – social network )

dalle 16 alle 18 survival

materie alternative: arte, musica e ballo

figo vero? Se fossi un ragazzo non vedrei l’ora d’iniziare.

Quindi, incredibilmente, mi sto trovando d’accordo con un Ministro del Governo Renzi. Naturalmente sarà solo una pia illusione, sia chiaro, perchè so già che non succederà niente ma lo sforzo di animare una discussione sul tema è già lodevole. Se pensiamo che la necessaria e sempre sperata riforma della scuola sta incontrando le solite barricate nonostante le promesse di assunzioni in massa dei precari. Quindi figuriamoci se qualcuno dei dirigenti scolastici sarà d’accordo sul tenere la scuola aperta d’estate. Ho anche già sentito madri sul piede di guerra perchè i loro poveri “bimbi” devono riposarsi. Oppure, d’estate fa caldo, le scuole non hanno la climatizzazione.

Mah e doppio mah. Non cambierà mai niente. Probabilmente proprio per colpa nostra, che siamo i primi a volere le riforme e i primi ad opporsi al cambiamento.

Follia a Milano, donna lancia le due figlie dalla finestra: salvate dai vigili

Una donna di circa 30 anni, di origine egiziana, poco dopo la mezzanotte ha lanciato le due figlie dalla finestra del suo appartamento al terzo piano in via Giambellino 130, a Milano, in un momento di follia. Le due bimbe, di tre anni e 6 mesi, sono state salvate dai Vigili del Fuoco che avevano steso in tempo il telo nel cortile della casa. La madre è stata arrestata e poi ricoverata nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Carlo, mentre entrambe le bimbe sono state visitate subito dai sanitari del 118 che non hanno rilevato traumi e poi portate per accertamenti al San Paolo.

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 http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/milano_lancia_figlie_finestre-1730675.html

Rosaria Aprea denunciata per stalking. Ha cercato di investire con l’automobile l’ex fidanzato – Il Fatto Quotidiano

TUTTA BELLA GENTE!!!!

Un paio di anni fa era diventata simbolo della lotta alla violenza contro le donne dopo le botte subite dal suo ex. Ora la miss di Macerata Campania, Rosaria Aprea, è accusata di stalking: avrebbe infatti cercato di investire un imprenditore di 34 anni con il quale aveva avuto una relazione sentimentale. La 23enne ha […]

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KILLER IN CORSIA – Infermiera arrestata: “Ha ucciso 13 pazienti” – La Stampa

Un altro presunto “angelo della morte” è stato arrestato in una corsia d’ospedale, questa volta in Toscana, a Piombino, provincia di Livorno, dove a una infermiera professionale i Carabinieri del Nas

I pazienti deceduti erano ricoverati nel reparto di anestesia per patologie anche non gravi e recuperabili, tipo la rottura del femore. Non ci sono fra loro, hanno sottolineato i carabinieri nella conferenza stampa, malati terminali; si tratta di uomini e donne di età fra i 61 e gli 88 anni. Secondo il Nas, in molti casi avevano patologie per cui la somministrazione di Eparina non rientrava nelle possibili terapie.

L’ACCUSA: OMICIDIO VOLONTARIO CONTINUATO

E poi dicono che le donne per capacità di empatia e predisposizione alla cura del prossimo non son capaci di questi efferati comportamenti. Purtroppo in giro è pieno di negazioniste/i.

Sorgente: Infermiera arrestata: “Ha ucciso 13 pazienti” – La Stampa

Padri affidatari raddoppiati in 20 anni! Evviva?

pari affidatari giudici divorzi

Nel 1996 veniva concesso l’affido al 7% dei papà. Oggi, dopo vent’anni la percentuale degli affidamenti arriva al 16% del totale. 

Dovremmo esserne contenti? Mapperfavore!!!!

DATI CARITAS: il 60% ( SESSANTA ) dei padri separati o divorziati ha denunciato un peggioramento dei rapporti con i figli per quanto riguarda alla qualità del tempo trascorso con loro. Un’anomalia confermata anche dalla CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO che nel 2013 ha condannato l’Italia per non aver garantito il diritto alla Bigenitorialità, impedendo a un padre separato di esercitare IL NATURALE RAPPORTO FAMILIARE CON LA FIGLIA.

Dal 2013 la situazione è cambiata? non direi proprio. Si parla soltanto di adozione coparentale (la fantomatica Stepchild Adoption) o di maternità surrogata quando invece viviamo in un paese che non tutela la genitorialità come dovrebbe.

Certo oramai l’affido condiviso è la regola: E CI MANCHEREBBE PURE!! Sant’iddio!!! Stiamo anche a chiedercelo? eppure rimangono moltissime situazioni in cui l’affido condiviso è solo sulla carta e nella pratica è totalmente inapplicato.

Altro discorso è il mantenimento.

La tendenza del riequilibrio del tempo trascorso tra madre e padre porta anche ad una ridefinizione degli importi destinati al mantenimento della prole.

Infatti, proprio perchè i padri non si limitano più ad essere i papà del weekend alternato porta ad una rimodulazione dell’assegno mensile, IN CERTI CASI ADDIRITTURA CON TAGLI DEL 70%. Evviva!!!

Purtroppo permangono ancora delle sentenze anacronistiche figlie di giudici ancora legati a logiche di trent’anni fa. SVEGLIA GIUDICI, IL MONDO E’ CAMBIATO!!! Dovrebbero fare un po’ di Erasmus per portarsi al pari col resto del mondo!!

I ruoli parentali si stanno sempre più equiparando, è incredibile che la magistratura non ne tenga conto in modo adeguato.

 

 

Come spiego l’ISIS ai miei figli?

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Uno dei piaceri della giornata è indubbiamente la cena in famiglia, rigorosamente a TV spenta. La conversazione ne ha sempre beneficiato e negli ultimi tempi si è trasformata in un vero e proprio question time. Gli argomenti che escono sono i più disparati. Di solito s’incomincia con la scuola, i voti e i rapporti coi compagni poi si c’è la musica, lo sport, i film in uscita al cinema e anche la moda. Questi, per noi genitori, sono gli argomenti semplici.

Altre volte, però, le discussioni sono animate dalle richieste di spiegazioni sui fatti di cronaca che hanno particolarmente colpito i ragazzi. Purtroppo questo è dovuto, secondo me, alla superficialità con cui vengono trattati certi fatti abbinando lo sciacallaggio mediatico e la spettacolarizzazione che ne viene fatta.

Quindi capita di dover affrontare dei momenti di funambolismo acrobatico nel tentativo di fornire delle risposte che non siano troppo tranchant.  Anche perché penso che i miei ragazzi abbiamo il sacrosanto diritto di farsi una propria idea su tutte le questioni e io non intendo certo imporgli il mio modo di vedere le cose.

Come sempre TV, giornali e internet trasudano di notizie allarmanti. Nei mesi scorsi si è parlato moltissimo di Ebola, poi abbiamo assistito esterrefatti  a ciò che è successo a Parigi, ora invece è il turno dei venti di guerra che spirano in Europa.

Quindi, diciamo che la domanda un po’ me l’aspettavo e infatti l’altra sera il piccolo ha così esordito: “Papà ma quelli dell’isis cosa vogliono? È vero che andremo in guerra?”

Ci ho pensato su un momento anche perché a questa domanda si può rispondere con due atteggiamenti diversi.

Di primo acchito gli avrei risposto: “Tesoro, l’ISIS è un gruppo d’integralisti islamici che sta mettendo a ferro e fuoco i paesi dove vivono perché vogliono prenderne il potere e ci minacciano delle peggiori violenze se proveremo a fermarli. Quindi c’è anche il rischio serio che succedano attentati nel nostro paese. Come ad esempio è già successo in Francia per Charlie Hebdo e la comunità ebraica. Per quanto riguarda l’intervento militare, probabilmente rappresenta l’unica via d’uscita per l’Europa intera a patto di farla seriamente e una volta per tutte.”

Poi però ho pensato che in questo modo avrei certamente alimentato le sue paure e quindi  ho valutato una seconda opzione più buonista e accogliente: “Tesoro, non ascoltare la televisione, sono persone che a modo loro cercano di affermare dei diritti. Questi non sempre coincidono con i nostri ma è un loro punto di vista e come tutti hanno diritto di esprimersi e di lottare per ottenerli”.

Francamente mi sono vergognato anche solo di aver pensato questa cosa. Mi è sembrato un modo politically correct per giustificare le scene tremende e schifose che ogni giorno,  da tempo,  occupano i nostri media e di cui sono colpevoli dei tagliagole senza scrupoli.

Alla fine gli ho detto: “Quelli dell’ISIS vogliono toglierti la libertà di essere te stesso e di poter vivere in un paese con regole democratiche”.

Mi rendo conto dei limiti di quest’affermazione ma mio figlio ha capito cosa intendevo, ovvero che l’atteggiamento dei fondamentalisti è sicuramente sbagliato e incompatibile con il nostro modo d’intendere la società.

Inoltre ogni giorno viviamo, purtroppo, piccoli e grandi soprusi sulla nostra pelle e spesso anche noi vorremmo farci giustizia da soli. Sempre più spesso, poi, inneggiamo a chi prende il coraggio a due mani e compie quel gesto riparatore che a parole avremmo voluto fare anche noi. Dobbiamo però, evitando i colpi di testa, avere fiducia nelle nostre istituzioni. Ogni giorno mi sforzo di far comprendere ai miei ragazzi l’importanza del rispetto delle regole. Solo questo ci può rendere delle persone migliori.

Tuttavia sono tempi strani e difficili quelli in cui viviamo. Il pacifismo inutile e il disarmo per motivi economici ci hanno relegato in una condizione di assoluta inferiorità nei confronti di chi, senza nessuno scrupolo, potrá fare ciò che vuole in casa nostra.

Poi ci si mette il politically correct estremizzato e vedi cose fino ad ora impensabili. Vi sembra normale che nella scuola media del quartiere abbiano tolto il crocefisso dalle aule ovviamente non per affermare una laicità dell’istituzione scolastica ma per non turbare gli alunni di altre religioni? così come hanno cambiato il menù della mensa nella scuola primaria, introducendo quello halal. Eppure quando andiamo nei loro paesi siamo sempre noi a doverci adattare. Questa cosa non mi va più bene e vi garantisco che se anche un ragazzino nota queste stranezze vuol dire che la situazione è ben oltre il punto di non ritorno.

Stiamo perdendo la nostra storia e la nostra cultura, diluendola con quella degli altri in nome di un fantomatico meticciato. Per quanto mi riguarda, non credo che l’importazione di culture dall’estero sia sempre un bene. Invece di provare a riscoprire le tradizioni locali si vuole a tutti i costi raggiungere la globalizzazione; era così bella quella proposta di qualche anno fa di inserire i dialetti nei programmi di studio ma è finita in niente. Anzi si è trasformata nella proposta di studio della lingua  araba e cinese.

Articolo originale: http://inuovipapa.it/come-spiego-lisis-ai-miei-figli/#sthash.1xaKJTKl.dpuf

Reagire!

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…quanti JE SUIS dovremo ancora vedere, prima di capire che questi non si fermeranno???

… a quante MARCE DELLA PACE dovremo ancora assistere, prima di capire che sono altre le risposte da dare???

… quanti TWITTER di CORDOGLIO si posteranno ancora prima di capire che bisogna schierare gli eserciti???

…quanti “ISLAMICI NON CENTRANO” dovremo ancora sentire, prima di capire che i mandanti sono islamici???

…quanti CONSIGLI DI SICUREZZA si dovranno ancora istituire prima di capire che bisogna chiudere le frontiere???

Tribunale dei Minori di Roma, sì alla coppia di papà che vogliono adottare il figlio – La propaganda è stata confermata?

La sentenza della ex presidente Melita Cavallo. Riconosciuta dai giudici minorili la stepchild adoption a due uomini che hanno avuto un bambino grazie a una maternità surrogata in Canada

Si stanno preparando per qualcuno di nostra conoscenza??? direi di si.

Commento:

Questa sentenza della Cavallo, tra l’altro, conferma in realtà alcune cose rispetto alla propaganda che abbiamo dovuto subire nei mesi scorsi:

1) è possibile fare all’estero una cosa illecita in Italia e in gran parte dell’Europa e sanarla successivamente.

2) tutto il piagnisteo “arcobaleno” sui figli strappati alle famiglie di chi al punto 1 era inconsistente: esiste già nella legge attuale la previsione dei casi speciali.

3) essendo vero il punto 2 era del tutto insensato far passare una legge nata per sanare i casi di cui al punto 1, a meno che non si mirasse proprio a cancellare il presupposto di quel punto.

4) tutta la manfrina dell’interesse del minore esiste solo ed esclusivamente quando a lamentarsene sono persone che i figli se li vanno a comprare, commettendo quello che le attuali norme che  definiscono i Diritti del Fanciullo (Convenzione di New York e dell’Aja) descrivono inequivocabilmente come “COMMERCIO DI BAMBINI” che al momento coinvolge un numero per fortuna limitato di persone. Non vale, pur con le ripetute condanne della UE al nostro Paese, quando a subirlo sono i milioni di persone normali che hanno solo sbagliato matrimonio e si vedono i figli sottratti con la complicità dello Stato grazie all’indifferenza, l’incapacità o la vera e propria arrogante inettitudine della magistratura che ancora dopo DIECI ANNI rifiuta di applicare la norma attuale sull’Affido Condiviso e alla fame di voti di politici che negli anni hanno cinicamente preferito dar voce a ridotti gruppi di interesse ed associazioni molto rumorose, ma “sempre grate”, piuttosto che affrontare e risolvere problemi che stanno diventando talmente diffusi da creare un vero e proprio disagio sociale per milioni di persone. (Carlo Orecchia)

Link all’articolo di repubblica: Tribunale dei Minori di Roma, sì alla coppia di papà che vogliono adottare il figlio – Repubblica.it

Alcol e gelosia: accoltella il suo ex e finisce a processo – Cronaca – Tribuna di Treviso

In tribunale il racconto drammatico della figlia minorenne: «Ho visto il sangue, ho capito cosa aveva fatto mia madre»

ma le donne non sono violente…. così sostengono le suffragette dei centri antiviolenza… sono solo delle vittime… chissà cosa aveva combinato il marito… LEGITTIMA DIFESA DELLE DONNE… il maskio prevaricatore deve essere pugnalato…

Sorgente: Alcol e gelosia: accoltella il suo ex e finisce a processo – Cronaca – Tribuna di Treviso

A lezione di sesso:”Non spingete troppo”

 

popolo della famigliaQuello che succede nel 90% delle scuole medie italiane!

Bisogna ribellarsi. E denunciare i dirigenti scolastici, complici di questi soprusi!

“Papà, domani a scuola partecipiamo a un incontro nel quale ci parleranno di cyber bullismo e malattie sessualmente trasmissibili”. Il papà non capisce il nesso tra i due argomenti, ma si fida della presenza delle insegnanti di terza media di suo figlio.
“Papà, sai la lezione che ti dicevo, è venuta una psicologa per conto del Consultorio dell’Asp, che ha chiesto alla nostra professoressa di uscire dall’aula per rimanere sola con noi”. Il papà non capisce il motivo e comincia a preoccuparsi.
“Papà, non abbiamo parlato di cyber bullismo, ci ha fatto capire che non c’è un’età giusta per fare sesso e che l’importante è che si usi il preservativo”. La preoccupazione del papà diventa rabbia e prova a contattare la preside senza successo.
Nel frattempo cerca conferme a quanto riferito dal figlio e, una delle sue compagne di classe, aggiunge un particolare ancora più allarmante: tra le indicazioni rivolte ai maschi, quella sulla quale si è soffermata l’attenzione dei 12/13enni, è stata che nel rapporto non si deve “spingere forte”.
Protesta scritta alla quale viene risposto che si tratta di un progetto nazionale ministeriale, che il 90% delle scuole ha aderito e che è motivato dal fatto che statisticamente i primi rapporti sessuali si hanno a quell’età.  Evito di citare la controreplica del papà, firmata da diversi genitori di alunni della stessa scuola, anche perché è lunga 7 pagine. In estrema sintesi il papà chiede se il fatto che la maggioranza degli Istituti scolastici lo adotti sia garanzia di utilità del progetto, se l’abbassamento statistico dell’età del primo rapporto sessuale autorizzi a seguire questa tendenza, se i genitori sono ancora liberi di educare i propri figli come ritengono più corretto? Insomma, se si vuole far evitare ai propri figli l’ora di religione si è garantiti e, invece, se si vuole che i figli non ascoltino a 12 anni che possono avere rapporti sessuali a qualsiasi età, a patto che siano protetti col preservativo e che i maschi non spingano troppo forte, non viene offerta preventivamente questa possibilità. A, dimenticavo, il progetto mira, tra l’altro, allo sviluppo dell’affettività, a combattere lo stalking e il femminicidio e, notoriamente l’uso ‘delicato’ del profilattico già dai dodici anni risolve questi problemi. Ci rendiamo conto di quanto sia indispensabile il Popolo della Famiglia?”

UNIONI CIVILI – il testo completo del DDL Cirinnà

VISTO CHE TUTTI NE PARLANO E MOLTI NON LO HANNO NEANCHE LETTO, DI SEGUITO RIPORTO IL TESTO INTEGRALE DEL DDL CIRINNA’

DISEGNO DI LEGGE

CAPO 1

DELLE UNIONI CIVILI

Art. 1. (Finalità) 1. Le disposizioni del presente Capo istituiscono l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale.

Art. 2. (Costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso) 1. Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. 2. L’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’archivio dello stato civile. 3. Sono cause impeditive per la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso: a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso; b) l’interdizione di una delle parti per infermità di mente; se l’istanza d’interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può chiedere che si sospenda il procedimento di costituzione dell’unione civile; in tal caso il procedimento non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull’istanza non sia passata in giudicato; c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all’articolo 87, primo comma, del codice civile; non possono altresì contrarre unione civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la zia e la nipote; si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 87; d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte; se è stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare, la procedura per la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento. 4. La sussistenza di una delle cause impeditive di cui al presente articolo comporta la nullità dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano gli articoli 65 e 68 nonché le disposizioni della sezione VI del capo III del titolo VI del libro primo del codice civile. 5. L’unione civile tra persone dello stesso sesso è certificata dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni. 6. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile.

Art. 3. (Diritti e doveri derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso) 1. Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. 2. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato. 3. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni di cui alle sezioni II, III, IV, V e VI del capo VI del titolo VI e al titolo XIII del libro primo del codice civile nonché gli articoli 116, primo comma, 146, 159, 160, 162, 163, 164, 166, 166­bis, 342­bis, 342­ter, 408, 410, 417, 426, 429, 1436, 2122, 2647, 2653, primo comma, numero 4), 2659 e 2941, numero 1), del codice civile. 4. Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge nonché alle disposizioni di cui al Titolo II della legge 4 maggio 1983, n. 184.

Art. 4. (Diritti successori) 1. Alle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni previste dal capo III e dal capo X del titolo I, dal titolo II e dal capo II e dal capo V­bis del titolo IV del libro secondo del codice civile.

Art. 5. (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184) 1. All’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo la parola: «coniuge» sono inserite le seguenti: «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso» e dopo le parole: «e dell’altro coniuge» sono aggiunte le seguenti: «o dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso».

Art. 6. (Scioglimento dell’unione civile tra persone dello stesso sesso) 1. All’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano le disposizioni di cui al capo V del titolo VI del libro primo del codice civile, alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, nonché le disposizioni di cui al titolo II del libro quarto del codice di procedura civile ed agli articoli 6 e 12 del decreto­legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162. 2. La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento dell’unione civile fra persone dello stesso sesso.

Art. 7. (Costituzione dell’unione civile in caso di scioglimento automatico del matrimonio) 1. Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l’automatica instaurazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Art. 8. (Delega al Governo per l’ulteriore regolamentazione dell’unione civile) 1. Fatte salve le disposizioni di cui alla presente legge, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di unione civile fra persone dello stesso sesso nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) adeguamento alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo; c) modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti. 2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro della giustizia e del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. 3. Ciascuno schema di decreto legislativo, a seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri, è trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perché su di esso siano espressi, entro sessanta giorni dalla trasmissione, i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Decorso tale termine il decreto è comunque adottato, anche in mancanza dei pareri. Qualora il termine per l’espressione dei pareri parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 1, quest’ultimo termine è prorogato di tre mesi. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni, con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati. 4. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascun decreto legislativo adottato ai sensi del comma 1, il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui al citato comma l, con la procedura prevista nei commi 2 e 3.

Art. 9. (Modifica dell’articolo 86 del codice civile in materia di libertà di stato per contrarre matrimonio) 1. All’articolo 86 del codice civile, dopo le parole: «da un matrimonio» sono inserite le parole: «o da un’unione civile tra persone dello stesso sesso». Art. 10. (Disposizioni finali e transitorie) 1. Le disposizioni del presente Capo acquistano efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell’archivio dello stato civile nelle more dell’entrata in vigore dei decreti legislativi adottati ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a).

CAPO 2

DELLA DISCIPLINA DELLA CONVIVENZA

Art. 11. (Della convivenza di fatto) 1. Ai fini delle disposizioni del presente Capo si intendono per: «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. 2. Per l’individuazione dell’inizio della stabile convivenza trovano applicazione gli articoli 4 e 33 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

Art. 12. (Reciproca assistenza) 1. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario. 2. In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari. 3. Ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. 4. La designazione di cui al comma 3 è effettuata in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità di redigerla, alla presenza di un testimone.

Art. 13. (Permanenza nella casa di comune residenza e successione nel contratto di locazione) 1. Salvo quanto previsto dall’articolo 155­quater del codice civile, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. 2. Il diritto di cui al comma 1 viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto. 3. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Art. 14. (Inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare) 1. Nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto.

Art. 15. (Obbligo di mantenimento o alimentare) 1. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 156 del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. 2. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 438, primo comma, del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Art. 16. (Diritti nell’attività di impresa) 1. Nella sezione VI del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile, dopo l’articolo 230­bis è aggiunto il seguente: «Art. 230­ter. ­ (Diritti del convivente). ­­ Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato».

Art. 17. (Forma della domanda di interdizione e di inabilitazione) 1. All’articolo 712, secondo comma, del codice di procedura civile, dopo le parole: «del coniuge» sono inserite le seguenti: «o del convivente di fatto». 2. Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora l’altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai sensi delle norme vigenti ovvero ricorrano i presupposti di cui all’articolo 404 del codice civile.

Art. 18. (Risarcimento del danno causato da fatto illecito da cui è derivata la morte di una delle parti del contratto di convivenza) 1. In caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.

Art. 19. (Contratto di convivenza) 1. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la stipula di un contratto di convivenza nel quale possono altresì fissare la comune residenza. 2. Il contratto di convivenza, le sue successive modifiche e il suo scioglimento sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, e ricevuti da un notaio in forma pubblica. 3. Ai fini dell’opponibilità ai terzi, il notaio che ha ricevuto l’atto in forma pubblica o che ne ha autenticato le sottoscrizioni deve provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe ai sensi degli articoli 5 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223. 4. Il contratto può prevedere: a) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; b) il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile; 5. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza con le modalità di cui al comma 2. 6. Il trattamento dei dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa prevista dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il rispetto della dignità degli appartenenti al contratto di convivenza. I dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a carico delle parti del contratto di convivenza. 7. Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione. Nel caso in cui le parti inseriscano termini o condizioni, questi si hanno per non apposti.

Art. 20. (Cause di nullità) 1. Il contratto di convivenza è affetto da nullità insanabile che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse se concluso: a) in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contratto di convivenza; b) in violazione del comma 1 dell’articolo 11; c) da persona minore di età salvi i casi di autorizzazione del tribunale ai sensi dell’articolo 84 del codice civile; d) da persona interdetta giudizialmente; e) in caso di condanna per il delitto di cui all’articolo 88 del codice civile. 2. Gli effetti del contratto di convivenza restano sospesi in pendenza del procedimento di interdizione giudiziale o nel caso di rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per il delitto di cui all’articolo 88 del codice civile, fino a quando non sia pronunciata sentenza di proscioglimento.

Art. 21. (Risoluzione del contratto di convivenza) 1. Il contratto di convivenza si risolve per: a) accordo delle parti; b) recesso unilaterale; c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona; d) morte di uno dei contraenti. 2. La risoluzione per accordo delle parti o per recesso unilaterale deve essere redatta nelle forme di cui al comma 2 dell’articolo 19. 3. Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di convivenza il notaio che riceve o che autentica l’atto è tenuto, oltre che agli adempimenti di cui all’articolo 19, comma 3, a notificarne copia all’altro contraente all’indirizzo indicato dal recedente o risultante dal contratto. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l’abitazione. 4. Nel caso di cui alla lettera c) del comma 1, il contraente che ha contratto matrimonio o unione civile deve notificare all’altro contraente, nonché al notaio che ha ricevuto il contratto di convivenza, l’estratto di matrimonio o di unione civile. 5. Nel caso di cui alla lettera d) del comma 1, il contraente superstite o gli eredi del contraente deceduto devono notificare al notaio l’estratto dell’atto di morte affinché provveda ad annotare a margine del contratto di convivenza l’avvenuta risoluzione del contratto e a notificarlo all’anagrafe del comune di residenza.

Art. 22. (Norme applicabili) 1. Dopo l’articolo 30 della legge 31 maggio 1995, n. 218, è inserito il seguente: «Art. 30­bis. ­ (Contratti di convivenza). ­­ 1. Ai contratti di convivenza disciplinati dal Capo II della legge recante regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze si applica la legge nazionale comune dei contraenti. Ai contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge del luogo di registrazione della convivenza. 2. Ai contratti di convivenza tra cittadini italiani oppure ai quali partecipa un cittadino italiano, ovunque siano stati stipulati, si applicano le disposizioni della legge italiana vigenti in materia. 3. Sono fatte salve le norme nazionali, internazionali ed europee che regolano il caso di cittadinanza plurima».

Art. 23. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall’attuazione del Capo I, valutati complessivamente in 3,7 milioni di euro per l’anno 2016, in 6,7 milioni di euro per l’anno 2017, in 8 milioni di euro per l’anno 2018, in 9,8 milioni di euro per l’anno 2019, in 11,7 milioni di euro per l’anno 2020, in 13,7 milioni di euro per l’anno 2021, in 15,8 milioni di euro per l’anno 2022, in 17,9 milioni di euro per l’anno 2023, in 20,3 milioni di euro per l’anno 2024 e in 22,7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, si provvede: a) quanto a 3,7 milioni di euro per l’anno 2016, a 1,3 milioni di euro per l’anno 2018, a 3,1 milioni di euro per l’anno 2019, a 5 milioni di euro per l’anno 2020, a 7 milioni di euro per l’anno 2021, a 9,1 milioni di euro per l’anno 2022, a 11,2 milioni di euro per l’anno 2023, a 13,6 milioni di euro per l’anno 2024 e a 16 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, mediante riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto­legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307; b) quanto a 6,7 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per l’anno 2017, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015­2017, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei dati comunicati dall’INPS, provvede al monitoraggio degli oneri di natura previdenziale ed assistenziale di cui all’articolo 3 della presente legge e riferisce in merito al Ministro dell’economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall’attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili, ai sensi dell’articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 3. Il Ministro dell’economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all’adozione delle misure di cui al comma 2. 4. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Bambino mio, ti voglio tanto uccidere – Panorama

Sorgente: Bambino mio, ti voglio tanto uccidere – Panorama

interessante articolo, tuttavia rimane un giustificazionismo di fondo…

Sei casi quest’anno, 5 nel 2001, in Italia. «Per non parlare delle disgrazie di piccoli che soffocano nella culla o battono la testa. Quanti di questi «incidenti» sono dovuti a carenze di cure e disattenzioni che nascondono una volontà omicida?» si chiede Gian Carlo Nivoli, presidente della Società italiana di psichiatria forense e consulente della difesa nell’inchiesta sul caso Cogne.

Secondo lo studioso americano David Finkelhor, in almeno il 50 per cento dei casi di morti improvvise resta il sospetto che il decesso dei piccoli non sia dipeso davvero da un incidente.

La storia di questo crimine parte dal mito di Medea, che pugnala i due figli per vendicarsi del tradimento del marito Giasone. «Anche se giuridicamente esistono solo l’omicidio e l’infanticidio, cioè il reato commesso subito dopo il parto, il figlicidio nella realtà non ha confini temporali o geografici. La differenza sta soltanto nel fatto che le società avanzate, più sensibili agli abusi sull’infanzia, lo vivono come lo stravolgimento delle regole dei sentimenti e dei nostri comportamenti» puntualizza Massimo Picozzi, docente di criminologia all’università di Castellanza.

Secondo i dati Istat, sono 20 i casi di infanticidio (che è punito con la reclusione da 4 a 12 anni) denunciati in Italia nel 2000, 14 nel 1999 e 13 nel 1998.

La letteratura scientifica raccoglie storie ai limiti della comprensione umana.

L’università di Auckland, in Nuova Zelanda, ha da poco pubblicato uno studio su una mamma che era corsa in ospedale con in braccio la figlia di tre mesi, soffocata. Due anni dopo la scena si ripete con il secondogenito, avuto dalla donna dopo la perdita della piccola. In entrambi i casi tutti avrebbero continuato a pensare a un incidente se anche un terzo bambino, a cui lei faceva da baby sitter, non avesse fatto la stessa fine. Messa alle strette, la donna ha confessato di averli uccisi lei, tutti e tre.

E di aver tentato di fare altrettanto con altri due neonati che le erano stati affidati per qualche ora dai vicini. I suoi sentimenti si erano fermati con il primo delitto: «Sì, ero in crisi perché avevo perso mia figlia, in parte è vero. Ma la ragione per cui l’avevo persa era che l’avevo uccisa e non potevo dirlo a nessuno» ha detto alla polizia. Non aveva una malattia psichiatrica grave, ma disturbi di personalità.

Il British Medical Journal ha da poco pubblicato un articolo, «Mothers who kill their children can show intense grief» (Le madri che uccidono i figli possono manifestare un intenso dolore), in cui il ricercatore Zosia Kmietowicz vede addirittura nella manifestazione del dolore per la perdita di un figlio una spia che potrebbe nascondere sentimenti o colpe di segno opposto.Negli Stati Uniti, Susan Smith nel 1994 commosse il pubblico televisivo con i suoi appelli allo sconosciuto che, diceva, l’aveva accostata a un semaforo e le aveva portato via l’auto con dentro i suoi Michael, 3 anni, e Alex, 14 mesi. Se la prova della macchina della verità, alla quale si sottopose volontariamente, non avesse rivelato la sua confusione emotiva, forse la verità non si sarebbe mai scoperta. In realtà, Susan aveva lasciato che l’auto (e le sue due creature) scivolasse nel lago vicino a Union, in South Carolina. Il motivo? Tom, il compagno, l’aveva lasciata perché non voleva più essere legato a una partner troppo presa dai doveri familiari.

E Susan aveva continuato a ripetersi: «Se fossi libera, lui sarebbe ancora con me». E l’America è ancora sconvolta dalla tragedia di Houston, in Texas, dove il 20 giugno dell’anno scorso Andrea Pia Yates, 36 anni, ha annegato nella vasca da bagno tutti e cinque i suoi figli. «Ci ho pensato per mesi. Credevo che non crescessero bene e mi sentivo una cattiva madre» ha confessato.

Follia, depressione, senso di oppressione per una maternità indesiderata: sono queste le ragioni che spingono al figlicidio. «Ciò che non finisce mai sulla ribalta è il dopo, il destino che accompagna le madri responsabili della morte dei loro figli» aggiunge Gian Carlo Nivoli, autore del libro Medea tra noi (Carocci).

«Quando non si suicidano, queste donne devono affrontare un futuro di profonda sofferenza. E per loro, riallacciare relazioni d’affetto con il marito e il resto della famiglia è difficile. Per tutti, a cominciare dai figli che sopravvivono, comprendere, perdonare e andare avanti è a volte impossibile».

In Medea tra noi Nivoli ricorda il caso di una psicologa di 31 anni che era stata la psicoterapeuta di una donna responsabile di aver annegato i suoi due figli in un lago. Caduta in depressione, la psicoterapeuta fa la stessa cosa con il proprio figlio di 8 mesi. Viene arrestata e a sua volta sottoposta a terapia. «Io sono una cagna che ha la rabbia, che morde tutti.

Le cagne arrabbiate vengono abbattute. Perché voi volete curarmi e costringermi a vivere?» ripeteva ai medici. Ottenuto il permesso di uscire dal carcere, ha preso una dose altissima di psicofarmaci ed è andata a uccidersi nello stesso lago in cui la sua paziente aveva annegato i figli.

Gli esperti parlano anche di «mercy killing», di delitti «altruistici»: «Non sopporto vederti soffrire e dunque ti evito la sofferenza di vivere». Come è successo a Parma il 25 settembre quando, questa volta un padre, Ezio Patterlini, 42 anni, si è gettato dalla finestra insieme con il figlio Jacopo di 9, affetto dalla forma più grave di atrofia muscolare. «Le ragioni che portano madri e padri a gesti simili sono identiche, in questo caso non ci sono differenze di sesso o ruolo genitoriale» dice Massimo Picozzi che, con Ugo Fornari, è consulente della procura di Aosta nell’inchiesta su Annamaria Franzoni.

E proprio il professor Fornari ha usato parole forti contro i periti del giudice per le indagini Fabrizio Gandini, che hanno dichiarato la mamma di Samuele sana di mente. Fornari sostiene invece che Annamaria presenta disturbi di personalità. «Può perdere il controllo emotivo, arrabbiarsi fortemente e vivere chi le evoca queste emozioni come cattivo e persecutorio» ha scritto nella sua relazione (vedere intervista a pagina 78).

«Annamaria è il simbolo dell’ambivalenza di qualsiasi madre» controbatte a distanza il collega Nivoli. «Le donne guardano a lei per poter dire a se stesse: ‘Eccola lì l’unica cattiva, noi siamo diverse’. E invece l’amore, anche quello materno, non è separato dall’odio. Le mamme sanno cosa si può provare nel vedere il proprio corpo sformato dalla gravidanza o nel non riuscire a far smettere di piangere il bambino».

Medea può sopprimere chi ha messo al mondo anche in maniera subdola (si parla di sindrome di Munchausen): sembra premurosa, attenta, si rivolge di continuo al medico.

E intanto mette nel latte e nella minestra dei farmaci o delle sostanze dannose che avvelenano la propria creatura. Ci sono poi altre storie, più silenziose e nascoste. Le protagoniste sono giovani donne che aspettano un figlio, ma sono psicologicamente immature per essere madri o rifiutano la gravidanza perché vittime di violenza sessuale e si liberano del bambino appena l’hanno messo al mondo.

Di loro si occupa il criminologo Vittorio Volterra, che sta scrivendo uno studio per il Postpartum Support International, una banca dati con sede a Santa Barbara, in California, sul  maternity blues, il disagio psichico del dopo parto. Volterra ha raccolto le esperienze di sei ragazze italiane che sono riuscite a nascondere di essere incinte «e lo hanno fatto prima di tutto a se stesse», non solo a genitori, partner, amici.

«Gli infanticidi sono fotocopie gli uni degli altri» afferma lo psichiatra, che è stato consulente nel processo a Giuliana, una ragazza anoressica di Ferrara condannata in primo grado a 25 anni. «Una pena troppo grave» ha scritto Volterra «che non tiene conto della follia istantanea che ha colto questa donna quasi in trance e alle prese, in totale solitudine, con una emorragia da parto».

Chiedendo ai giudici maggiore clemenza (cosa che è poi accaduta perché in appello la pena è stata dimezzata) Volterra ha detto: «Una donna, uccidendo il proprio figlio, al di là dell’offesa alla sacralità della vita e all’investimento naturale, uccide con lui la propria identità femminile materna».

Unioni civili | la Cincillà smentisce il suo ritiro.

Monica Cirinnà smentisce il Corriere Della Sera e fa il punto sul “canguro” in un’intervista a L’Unità.

LA CINCILLA’ RADICAL CHIC ARCOBALENATA E MAMMA DI FIGLI PELOSETTI SMENTISCE IL SUO RITIRO.

QUESTA HA DECISAMENTE SCASSATO. INTANTO PAGA L’AFFITTO AL VATICATO…. IN EQUOCANONE.

Viene citata anche lei, la senatrice dem Monica Cirinnà, relatrice delle unioni civili in Parlamento, nel libro appena uscito per Feltrinelli di Emiliano Fittipaldi, «Avarizia», su ricchezze, segreti e scandali del Vaticano. Viene chiamata in causa per una casa di 100 mq, su due livelli, in via dell’Orso, a due passi da piazza Navona, presa in affitto da Propaganda Fide (la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) a soli 360 euro al mese.

Sorgente: La relatrice sulle unioni civili e la casa di Propaganda Fide – Corriere.it

Sorgente: Unioni civili | Intervista Monica Cirinnà | L’Unità | Dichiarazioni Corriere Della Sera

Uccide il figlio e si spara, spunta il diario segreto della donna – Macerata – il Resto del Carlino

Omicidio-suicidio di Recanati. I carabinieri hanno sequestrato alcuni fogli in cui Laura Paoletti avrebbe manifestato le sue tragiche intenzioni

Uccide il figlio perchè si sta affezionando TROPPO al padre. Che bastardo questo padre che vuole vedere suo figlio….

Lo denuncia per stalking perchè va a vederlo uscire da scuola, allora lui chiede l’intervento del giudice per determinare dei criteri equi di visita.

e  il giudice interviene con una sentenza INCREDIBILE!!! IL PADRE AVREBBE POTUTO VEDERE SUO FIGLIO BEN 2, D U E volte a settimana!!

no dico! ben DUE CAZZO DI VOLTE ALLA SETTIMANA.

PENSAVATE DUE SETTIMANE E INVECE SOLO DUE MISERE VOLTE A SETTIMANA. Sarà mica una giustizia questa?

E NONOSTANTE QUESTA ASSURDA DISPARITA’ DI FREQUENTAZIONE, LEI NON VOLEVA! POTEVA UCCIDERSI LEI E LASCIAR STARE SUO FIGLIO E INVECE NO.

e poi TUTTE che si sbattono a cercare la disperazione nell’anima di questa donna. Invece quando succede a parti invertite si cerca solo la mostruosità nell’anima dei padri.

Perchè non voleva far vedere il figlio al padre? Perchè era così possessiva?

Perchè nessuno l’ha fermata? Perchè il nonno deteneva un fucile senza le dovute precauzioni?

Domande che resteranno senza risposte come il piccolo che resterà senza vita.

Sorgente: Uccide il figlio e si spara, spunta il diario segreto della donna – Macerata – il Resto del Carlino